Presepe Napoletano: tra il sacro ed il profano

Presepe napoletano
Presepe napoletano

Il “Presepe napoletano” ha una lunga tradizione che trova però solo nel XVIII secolo il suo periodo d’oro testimoniato ancora oggi nella lunga via del centro storico della città, costellata di botteghe artigianali, che prende il nome di San Gregorio Armeno.

Il soggetto della Natività compare già dal II al IV secolo in alcune pitture delle catacombe e, proprio a partire dal IV secolo, anche in rilievi di sarcofagi. Il presepe come lo conosciamo noi oggi, invece, fu ideato da san Francesco d’Assisi che lo realizzò nel Natale del 1223 in un bosco presso Greccio. Da allora iniziarono ad essere create diverse rappresentazioni artistiche della Natività la più antica delle quali pare sia l’“Oratorium praesepis” di Arnolfo di Cambio.

Gruppo scultoreo del presepe di Arnolfo di Cambio (Basilica di Santa Maria Maggiore - Roma)
Gruppo scultoreo del presepe di Arnolfo di Cambio (Basilica di Santa Maria Maggiore – Roma)

Anche se nel 1324 viene fatta menzione ad Amalfi di una cappella del presepe di casa d’Alagni, la popolarità del presepe nel Meridione ha inizio solo a partire dal XV secolo quando i fratelli Pietro e Giovanni Alemanno ne realizzano uno nel 1478  per la chiesa di San Giovanni a Carbonara. Il presepe in questione è costituito da dodici statue lignee policrome quasi a grandezza naturale. Si tratta di immagini solenni ma essenziali, avvolte nella ricchezza della laminatura d’oro delle vesti. L’attenzione dell’osservatore però è catturata dall’evento sacro che si sta svolgengo, non dai personaggi nè tantomeno dal paesaggio che ancora non compare in queste rappresentazioni presepiali.

Presepe di Pietro e Giovanni Alemanno (Chiesa di San Giovanni a Carbonara - Napoli)
Presepe di Pietro e Giovanni Alemanno (Chiesa di San Giovanni a Carbonara – Napoli)

Nel corso del Cinquecento, con il vicereame spagnolo, si assiste ad una graduale trasformazione del presepe a partire dal paesaggio (totalmente assente prima di allora). Compaiono sulla scena: cani, pecore, capre (oltre all’asino e al bue da sempre presenti nella grotta). La struttura del presepe appare ora così articolata: in basso la grotta con angeli e pastori, poco più su le montagne e in lontananza il corteo dei Magi. I personaggi, sebbene ancora in legno, hanno dimensioni decisamente più ridotte. Dal XVII secolo, invece, i pastori vengono realizzati sia in cartapesta che lignei ma con arti snodabili e rivestiti di panneggi (vengono così gettate le basi per quella che sarà la figurina settecentesca).

Il Settecento è di sicuro il secolo d’oro del presepe napoletano e proprio sotto il regno di Carlo III di Borbone nasce il mestiere del “figurinaio” vale a dire del creatore di statuette. Ai primi decenni del XVIII secolo risalgono, però, i celebri presepi dell’architetto Gian Battista Nauclerio (caratterizzato da un’illuminazione che simulava lo scorrere delle ore del giorno) e quello del principe di Ischitella impreziosito dalla presenza di oro e gemme sui mantelli dei Magi.

Sempre a questo periodo risale anche la creazione dello “scoglio” ovvero l’apparato montuoso che costituisce il presepe vero e proprio con l’aggiunta di fiumi, torrenti, cascate, capanne o case. Al pastore ligneo, invece, viene sostituito quello in stoppa con arti sempre in legno ma con uno scheletro in fil di ferro. Tra coloro i quali si dilettano nella realizzazione di statuine presepiali (oltre ad architetti e scultori come Cappello, De Fazio e Nauclerio) va annoverato il grande Giuseppe Sanmartino, autore del capolavoro esposto nella Cappella Sansevero: il Cristo velato. Contrario a considerare come “arte” quella presepiale è, invece, Luigi Vanvitelli che, in una lettera al fratello datata 1752, dichiara di considerare il presepe un goffo prodigio di abilità da parte dei napoletani che si industriano nella sua realizzazione.

Tuttavia, non sono solo le chiese i luoghi di rappresentazione dell’arte presiepiale, anche i privati ne allestiscono di suntuosi e persino il popolo, sebbene in forma più umile, non si priva della presenza del presepe in casa decorato con pochi personaggi raggruppati su un piccolo “scoglio” all’interno della “scarabattola”.

La vera particolarità del presepe napoletano sta nel fatto che questo rappresenta Napoli stessa con le sue strade pittoresche o fatiscenti, con scene di vita quotidiana dove la Natività si manifesta per il popolo ed è per questo che sono presenti persone colte in atteggiamenti semplici e spontanei. Inoltre, accanto all’aspetto meramente visibile, esiste anche un lato del presepe che va interpretato tenendo a mente leggende, tradizioni del Regno Partenopeo. Alla luce di queste leggende trovano la loro collocazione anche personaggi come: Pulcinella, il diavolo e i frati cappuccini.

Pulcinella nel presepe napoletano
Pulcinella nel presepe napoletano

 

Schema compositivo del presepe napoletano

Il presepe napoletano è diviso in tre sequenze narrative: la Nascita, l’Annuncio (con l’angelo che diffonde la novella tra i pastori dormienti) e la taverna.

Il momento della nascita è di norma rappresentato non all’interno di una grotta quale quella prevista dalla tradizione evangelica, ma tra le rovine di un tempio pagano che trova la sua ragion d’essere sia nell’impatto emotivo che ebbe a Napoli la scoperta di antiche città quali Pompei ed Ercolano, sia nel chiaro riferimento all’avvento del messaggio cristiano sorto dalle rovine del paganesimo.

Nascita di Gesù tra le rovine di un tempio
Nascita di Gesù tra le rovine di un tempio

Per quel che riguarda le costruzioni, queste sono costituite da minuscoli mattoncini di terracotta; le case sono intagliate in fogli di sughero e intonacate in tutte le sfumature dal nero al rossiccio. Il paesaggio, invece, è costituito da muschio, pini e da una folla sterminata che si accalca.

Personaggi ed elementi del presepe napoletano

I presepi napoletani del Settecento con le loro scenografie, i personaggi in costume, le ricostruzioni di ambienti e scene di vita quotidiana, offrono una fedele immagine della vita popolare del tempo. Tra i numerosi personaggi che animano questi presepi troviamo: arrotini, venditori di frutta e di verdura, contadini, pastori, venditori di maccheroni, pesce, castagne ecc..

Esistono, poi, altre “figurine” collegate a leggende e alle tradizioni napoletane e del Sud in generale. Eccone alcune di seguito.

La donna col bambino. Questa si trova spesso in prossimità della grotta ed ha una duplice chiave di lettura. Secondo una tradizione popolare, la vergine Stefania venuta a conoscenza della nascita del Redentore, cercò di recarsi alla grotta ma fu bloccata dagli angeli che non permettevano alle donne nubili di avvicinarsi alla Madonna. Stefania, allora, prese una pietra e l’avvolse nelle fasce come se si trattasse di un bambino per ingannare gli angeli, riuscendo così ad arrivare alla grotta. Qui, per miracolo, la pietra si trasformò in un neonato al quale fu dato il nome di Stefano (celebrato da allora il 26 dicembre). In generale, e veniamo alla seconda interpretazione di questa “figurina”, la donna col bambino simboleggia la tipica donna popolana partenopea per la quale la maternità è fortemente sentita.

Donna col bambino nel Presepe napoletano
Donna col bambino nel Presepe napoletano

La zingara. Si tratta, in questo caso, di una donna la cui immagine è collegata a quella delle sibille profetesse. Solitamente è raffigurata giovane, dal colorito bruciato dal sole, con le vesti lacere ed il corpo formoso in vista. In mano ha una cesta con arnesi e metalli impiegati nell’ambito della crocifissione. La collocazione di questa figurina è generalmente in prossimità di una fontana, vicino all’osteria o in qualsiasi altro luogo distante dalla grotta.

La zingara nel Presepe napoletano
La zingara nel Presepe napoletano

La lavandaia. Siamo in presenza di una figura notevolmente simbolica. La lavandaia, infatti, da una parte (come levatrice) è testimone al parto della Madonna, dall’altro (come figura purificatrice) è associata sia alla Vergine priva del peccato originale, sia alla morte intesa come madre rigeneratrice.

Il pescatore. Questa figura è un chiaro riferimento al cristianesimo. Infatti, la parola greca ΙΧΘΥΣ (che letteralmente significa “pesce”) è un acronimo formato con le iniziali della frase greca: “Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore”. Per questo motivo il “pesce” veniva spesso impiegato nei dipinti delle catacombe quale simbolo del Cristo. Altro riferimento della figura del pescatore è quello legato al miracolo di Gesù della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Il pescatore nel Presepe napoletano
Il pescatore nel Presepe napoletano

Il fruttivendolo. La merce del fruttivendolo esposta nelle ceste in vimini fa riferimento a prodotti dal significato augurale di ricchezza ed abbondanza (pigne d’uva, melagrane ecc.).

Frutta e verdura nel Presepe napoletano
Frutta e verdura nel Presepe napoletano

Venditore di maccheroni. Il venditore di maccheroni è rappresentato con enormi caldaie colme di questo cibo come a voler scongiurare la paura della fame diffusa tra la plebe napoletana. Accanto al venditore compare, molto spesso, anche il mangiatore di maccheroni.

Mangiatore di maccheroni nel Presepe napoletano
Mangiatore di maccheroni nel Presepe napoletano

Il pastore. Solitamente seguito dal gregge, il pastore presenta attorno al collo un agnellino da donare a Gesù bambino che, come sappiamo, nelle Scritture è Egli stesso ad essere identificato col pastore-guida del gregge dei cristiani. La figura dell’agnellino assume anche un significato drammatico se associato al sacrificio di Cristo (come un agnello innocente) per il perdono dei peccati.

Il pastore dormiente. Anche in questo caso vi è un esplicito riferimento alle Scritture: «E gli angeli diedero l’Annunzio ai pastori dormienti». Il risveglio del pastore deve essere interpretato come una vera e propria rinascita, la presa di coscienza dell’avvento di una nuova era.

Il pastore dormiente nel Presepe napoletano
Il pastore dormiente nel Presepe napoletano

I Re Magi. Dal Vangelo si apprende il nome dei tre Re Magi: Gaspare (re d’Arabia), Melchiorre (originariamente Melquon, re della Persia) e Baldassarre (re dell’India). Questi simboleggiano il viaggio del sole nella notte tanto che persino i loro cavalli rappresentano, con i loro colori, le fasi solari: bianco per l’aurora, rosso per il mezzogiorno e nero per la notte. Al seguito dei Magi vi è, solitamente, un lungo corteo di personaggi che si distinguono per rango militare o ceto sociale e che sono riccamente rappresentati (in netta opposizione al popolo napoletano) con abiti ed accessori di chiaro gusto esotico e orientaleggiante.

I Re Magi nel Presepe napoletano
I Re Magi nel Presepe napoletano

Nella tradizione del presepe napoletano sono presenti anche figure demoniache e le cosiddette “anime pezzentelle”. Nel primo caso si tratta di figurine quali: l’oste della taverna, il macellaio, l’ubriaco (a rappresentare i mostri del buio e dell’inconscio) oltre che Pulcinella (personaggio nato secondo la tradizione ad opera dell’intervento di streghe alla pendici del Vesuvio, luogo di comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti). Nel secondo caso, invece, troviamo il monaco, il mendicante, il guercio, lo zoppo che simboleggiano le “anime pezzentelle” ovvero le anime che tornano sulla terra per chiedere suffragi. Secondo una credenza popolare tutti i morti, ogni anno dal 2 novembre al 6 gennaio, vagherebbero liberamente nei luoghi che furono loro cari quando erano in vita. Ed è così che il presepe si trasforma allora in una sorta di “porta”di comunicazione tra due mondi opposti: quello dei vivi e quello dei morti.

Non va poi dimenticata l’usanza di inserire nel presepe figurine di personaggi famosi che possono assumere valenza positiva ovvero talvolta negativa ma che rappresentano come sempre la città o comunque un determinato contesto storico. Ancora una volta il presepe consente di trasformare la rievocazione della Natività in una rappresentazione della città, dei suoi mestieri, dei costumi, dei suoi personaggi. Un esempio per tutti è quello di Totò, grande attore partenopeo il quale viene continuamente omaggiato dal suo popolo con diverse figurine a lui dedicate, essendo riuscito, grazie alla sua arte, a cogliere pienamente la vera anima della sua città.

Totò nel Presepe napoletano
Totò nel Presepe napoletano

Scenari del presepe napoletano

Il presepe napoletano ha una determinata struttura con luoghi che hanno una loro precisa collocazione. Ne elenchiamo alcuni di seguito.

Grotta. Si trova per lo più in basso ed è il simbolo della maternità. Per arrivarvi bisogna attraversare sentieri impervi tra le montagne. Si tratta di una sorta di viaggio in discesa, al confine dove luce e tenebre si incontrano (a tal proposito si ricordi che anche nella mitologia la porta di accesso agli inferi è rappresentata da una grotta). La tradizione secondo la quale Gesù sarebbe nato in una grotta anziché in una stalla o capanna, si diffuse in Occidente a partire dal IV secolo.

Il fiume, il pozzo, la fontana. Il fiume rappresenta il ciclo vitale e, quindi, chiaro è il riferimento alla vita e alla morte. Il fiume è l’elemento che segna il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti ma è anche fonte battesimale per eccellenza (nelle acque del Giordano fu battezzato lo stesso Gesù). Il pozzo, invece, è presente in numerose leggende napoletane come in quella secondo la quale se si fosse attinta dell’acqua nella notte di Natale, vi si sarebbero visti riflessi i volti di coloro che sarebbero morti nel corso dell’anno. Infine la fontana si presenta come il luogo per eccellenza di apparizioni fantastiche o incontri amorosi.

Il ponte. Simbolo del viaggio, del pellegrinaggio verso l’aldilà.

L’osteria. In questo caso il riferimento è alla pericolosità del viaggio e della notte riferendosi in particolar modo all’episodio di Maria e Giuseppe che, durante la Notte Santa, non riescono a trovare alloggio. L’osteria richiama alla mente anche l’episodio dell’ultima cena durante la quale Gesù svelò che uno dei suoi apostoli (Giuda) lo avrebbe tradito. Nel presepe napoletano l’osteria viene rappresentata come un vero e proprio paradiso alimentare, ricca di prosciutti, salsicce, carni, pane, fiaschi di vino, tavole imbandite. L’osteria si presenta come un riferimento alla vita materiale contrapposta a quella spirituale il cui simbolo è la grotta che, proprio per questo, spesso viene collocata accanto ad essa.

L’osteria nel Presepe napoletano

Il forno. Accanto all’osteria si trova il forno che, con il pane, simboleggia Cristo definito nelle scritture “il pane della vita”.

Informazioni su San Gregorio Armeno

Via San Gregorio Armeno è la strada che ospita le botteghe artigiane specializzate nella realizzazione dei presepi. Si tratta di una strada del centro storico che collega due decumani dell’antica Neapolis : quello maggiore (via dei Tribunali) con quello inferiore (Spaccanapoli). Se è vero che è possibile trovare tutto l’anno presepi in questa strada, è anche vero che le esposizioni vere e proprie cominciano durante il periodo natalizio, solitamente dagli inizi di novembre al 6 gennaio con l’Epifania.

L’orario di apertura e di chiusura delle botteghe è 9:30/19:00 durante tutto l’anno; nel periodo natalizio, data l’affluenza di turisti, la chiusura è prevista, invece, per le 20:00.

Via San Gregorio Armeno
Via San Gregorio Armeno

Dove mangiare

Se decidete di visitare San Gregorio Armeno non potete non fermarvi a mangiare in una delle pizzerie dei Tribunali, tra le migliori di Napoli ed assaggiare i dolci della tradizione natalizia napoletana: struffoli, mustacciuoli e roccocò.

Tra le pizzerie consigliate in zona:

  • Di Matteo, pizzeria storica di Napoli (una delle tante) aperta in via Tribunali sin dal 1936. Oltre che per la pizza, Di Matteo è celebre anche per il “cuoppo” ovvero una frittura mista con pizze fritte, crocchè e frittatine (frittate di pasta con besciamella, piselli e prosciutto).  http://www.pizzeriadimatteo.com/
  • Dal Presidente, anche questa si trova in via Tribunali ed è chiamata così perché, durante il G8 tenutosi a Napoli, l’allora presidente degli Stati Uniti Clinton gustò qui una pizza “a portafoglio”. http://www.dalpresidentepizzeria.it/
  • Sorbillo Gino, altra pizzeria storica (la sua apertura risale al 1935) in via Tribunali. La pizzeria Sorbillo ha raccolto la tradizione di Luigi il fondatore. Nella stessa via si trova anche il locale di Gigi e Antonio Sorbillo ugualmente in linea con la tradizione e la qualità della “famiglia”. http://www.sorbillo.it/it/
  • Vesi, si tratta di due pizzerie dei fratelli Salvatore e Nando Vesi. Una si trova in Piazza Miraglia (decumano superiore), l’altra lungo il decumano inferiore. http://www.vesi.it/
  • Da Michele, in via Sersale alla fine di via Tribunali. Da Michele c’è la pizza napoletana solo nei gusti “Marinara” e “Margherita”. La pizzeria è diventata ancor più famosa grazie alla sua menzione nel libro di Elizabeth Gilbert “Mangia Prega Ama” dal quale, poi, è stato tratto l’omonimo film con Julia Roberts. http://damichele.net/
  • I Decumani, in Via dei Tribunali 58 (all’ingresso di Napoli sotterranea) è un’altra pizzeria molto frequentata. https://www.facebook.com/pages/Pizzeria-i-Decumani/393644310734225
  • La figlia del Presidente, è sul decumano inferiore (via del Grande Archivio). La pizzeria è gestita dalla figlia di Ernesto Cacialli noto come il “Pizzaiolo del Presidente” perché, in occasione del G7 del 1994 a Napoli, ricevette la visita del Presidente degli Stati Uniti d’America Clinton che gustò una delle sue pizze. http://ernestocacialli.altervista.org/joomla/
  • Il figlio del Presidente, si trova su Via Duomo al 181 poco prima della Cattedrale. Si chiama “Il figlio del Presidente” perché, come sopra, è gentita dal figlio di Ernesto Cacialli. http://www.ilfigliodelpresidente.it/
Pizza napoletana
Pizza napoletana

Come arrivare a San Gregorio Armeno

Dalla stazione centrale (Stazione Garibaldi), potete prendere la metro linea 1 e scendere alla fermata di piazza Dante. Da lì proseguite per Port’Alba e poi per via dei Tribunali fino a piazza san Gaetano dove, all’altezza della Chiesa di San Lorenzo Maggiore, inizia proprio via San Gregorio Armeno.

Non mi resta che augurarvi una buona passeggiata in quello che è cuore della tradizione partenopea!

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